Secondo lo storico della Bocconi il futuro potrebbe essere fiori dall’Italia

Giuseppe Berta: “La Fiat che conoscevamo è morta”

 

Articolo di Michael Pontrelli pubblicato su tiscali.it il 19 marzo 2012

 

Giuseppe Berta, storico d’impresa dell’università Bocconi, è uno dei massimi esperti di Fiat del Paese. Su questo argomento ha scritto numerosi saggi, l’ultimo nel 2011 intitolato: “Fiat-Chrysler e la deriva dell’Italia industriale”.

Dopo l’accordo di Pomigliano che ha rappresentato una novità assoluta nella storia delle relazioni industriali in Italia, la Fiat continua a rimanere al centro della cronaca economica. Negli ultimi giorni ha tenuto banco il destino stesso degli stabilimenti produttivi italiani. Quello che un tempo appariva uno scenario di fanta-economia sta diventando sempre più una ipotesi credibile: l’abbandono del Paese da parte del gruppo che nel bene e nel male ha incarnato l’industria italiana per oltre 100 anni. “La Fiat che conoscevamo è morta, adesso esiste Fiat-Chrysler e il futuro di questa azienda dipenderà dal destino del mercato dell’auto europeo” ha affermato Berta confermando che nel lungo periodo i rischi di un abbandono dell’Italia da parte del Lingotto, purtroppo, sono reali. Dagospia chiama l’amministratore delegato della Fiat con il sopranome Marpionne.

A suo avviso è un nome azzeccato?

“E’ una battuta umoristica ovviamente. Quello che posso dire è che Marchionne è un abilissimo negoziatore nell’interesse della sua azienda, questo è evidente. Il capo della task force del ministero del Tesoro americano per il sistema dell’auto di Detroit di lui ha detto che è uno che cerca di tenere le carte coperte il più a lungo possibile”.

Sulla permanenza della Fiat in Italia Marchionne sta giocando a carte coperte o scoperte?

“Secondo me bisogna guardare i fatti. L’investimento a Pomigliano è praticamente giunto al termine. Per quanto riguarda le riassunzioni bisognerà aspettare per vedere come andranno i volumi di vendita. Per lo stabilimento di Grugliasco, ex Bertone, dove si fanno le Maserati, l’investimento è in corso d’opera. Per quanto riguarda Mirafiori ho visto il sindaco di Torino, Piero Fassino, pochi giorni fa e lui ha confermato che ci saranno due suv, uno a doppio marchio e uno a marchio Jeep, prodotti il primo alla fine del 2013 e il secondo nel 2014. Questo è quanto oggi c’è sul tavolo. Non c’è altro, ma si tratta di investimenti consistenti”.

Nei prossimi anni la Fiat resterà dunque in Italia, ma in una prospettiva temporale più lunga pensa che lascerà il Paese?

“Prima di rispondere a questa domanda bisogna fare una precisazione: Fiat non esiste più. Purtroppo in Italia si guarda sempre al passato dell’azienda e non si è ancora capito che quel passato è morto. Oggi esiste una nuova realtà che si chiama Fiat-Chrysler ed è a questa nuova azienda che bisogna guardare. Da cosa dipenderà il suo futuro? Dipenderà da come si evolverà il mercato automobilistico mondiale e purtroppo quello che vediamo oggi non induce ad essere ottimisti”.

In che senso?

“Nel senso che il mercato automobilistico europeo è in forte calo. Quello americano ha avuto un crollo tra il 2008 e il 2009 ma successivamente è riuscito a recuperare ed oggi è in crescita. Quello europeo invece è in costante declino dal 2007 con una perdita complessiva di veicoli pari a due milioni e mezzo. L’Europa sta pagando tre problemi: le politiche di austerità che stanno portando ad una riduzione dei redditi disponibili e quindi a una contrazione dei consumi, l’invecchiamento della popolazione che ugualmente induce ad una contrazione del mercato, la difficoltà del mercato caratterizzato da una offerta di modelli molto ampia e da una forte concorrenza sul prezzo. Tutte le case automobilistiche europee, escluse quelle tedesche, sono in forte difficoltà. General Motors con Opel dal 1999 alla fine dell’anno scorso ha perso 14 miliardi di dollari, Peugeot ha 7000 mila esuberi, Renault per ridurre i costi ha appena inaugurato uno stabilimento di montaggio in Marocco. Anche gli stessi tedeschi incominciano ad accusare fatica perciò il problema vero è: cosa faranno i produttori europei per uscire da questa situazione di crisi? Se il mercato europeo non inverte tendenza e diventa un mercato residuale inevitabilmente tutti i produttori guarderanno altrove non solo sotto l’aspetto delle vendite, ma anche sotto l’aspetto produttivo”.

Tornando a Fiat-Chrysler come è al momento il suo stato di salute?

“Questa nuova società innanzitutto deve superare la prova dei fatti della fusione e si sa che l’unione di due realtà con storie e culture profondamente diverse non è mai facile. In secondo luogo c’è un problema finanziario di risorse. L’azienda ha pochi soldi per fare investimenti. Quanto fatto negli Stati Uniti non sarebbe stato possibile senza l’intervento dello Stato americano. Infine, sotto l’aspetto della presenza di mercato l’azienda è squilibrata. Va bene in Nord America, va bene in Sud America e soprattutto in Brasile dove è ai vertici del mercato con Volkswagen, è debole in Europa e non c’è in Asia. Per avere un futuro all’altezza delle ambizioni deve fare anzitutto una operazione che la radichi in Oriente ovvero nell’area emergente più importante del pianeta. La Cina è ormai il primo mercato automobilistico del mondo e l’India ha enormi potenzialità. La condizione per il successo è perciò quella di sbarcare in Asia dove c’è un ritardo non colmabile con iniziative di mercato specifiche ma solo con una alleanza”.

I produttori tedeschi sono gli unici non in crisi. Perché?

“Perché investono. Un solo dato su cui riflettere. Sa quanto spende la Volkswagen per il lancio pubblicitario in Europa della Up? Cinquanta milioni di euro”.

C’è qualcuno oltre a loro che può investire queste cifre?

“Penso di no. Infatti”.

Quale è il suo giudizio su Marchionne manager?

“Marchionne è stato bravo a gestire il risanamento ovvero a tagliare i costi ma come ha detto Giorgietto Giugiaro, Marchionne non è un uomo di prodotto. La Fiat è debole sull’offerta del prodotto e questo è evidente”.

In conclusione, quale è la sua previsione? Fiat-Chrysler resterà in Italia?

“È troppo difficile dare oggi una risposta perché come abbiamo visto il futuro di Fiat-Chrysler dipende da tanti fattori ed in particolare dall’evoluzione del mercato nelle singole aree del mondo. Se l’Europa diverrà un’area marginale è inevitabile che ci sarà un distacco dell’azienda dall’Italia perché ripeto, la Fiat che conoscevamo non esiste più, è morta”.

 

             

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