Le buone notizie scarseggiano…

 

di Giusy La Ganga

 

In tempi come questi le buone notizie scarseggiano. Mi fa perciò molto piacere dare conto di due eventi che, in ambiti diversi, lasciano ben sperare.

Intanto il risultato dell’asta, assai temuta, per il collocamento di una tranche rilevante di BOT.  Collocamento facile, interessi dimezzati e spread in netto calo.  Magari la prossima volta non andrà così bene, ma intanto è confortante pensare che i grandi sacrifici che l’Italia si accinge ad affrontare forse servono a qualcosa, come è confermato dal netto miglioramento nelle relazioni con i partners europei.

La seconda buona notizia viene dalla Corte Costituzionale, che dichiara inammissibili i referendum elettorali.

Premetto che sono uno dei 1.200.000 cittadini che hanno firmato e quindi devo spiegarmi.    In Italia da molto tempo ormai il significato del referendum abrogativo è stato deformato. Lo si è voluto trasformare in referendum innovativo, volto ad introdurre norme in sostituzione delle decisioni del Parlamento.  Questa volta si è fatto anche di peggio. Si è inventato, con il consueto servile codazzo di settori dell’informazione e del mondo accademico, l’idea che dopo l’abrogazione di una legge potesse rivivere la legge precedentemente in vigore, travisando ancora una volta il senso della raccolta delle firme. I cittadini hanno firmato per manifestare la loro volontà di cambiare una legge elettorale pessima in almeno tre punti: il premio di maggioranza, la “invisibilità” dei candidati mimetizzati in liste bloccate elefantiache, la logica plebiscitaria che trasformava il sistema bipolare in due confuse ed eterogenee ammucchiate, incapaci di produrre maggioranze e governi efficienti.

Non esiste referendum abrogativo che possa produrre una legge elettorale nuova, idonea a superare i difetti dell’attuale.  Se non inventandosi appunto la “reviviscenza” del vecchio “Mattarellum”, che però, nel periodo in cui fu in vigore, aveva manifestato non meno gravi difetti: la proliferazione di partiti e partitini,  il potere di ricatto dei piccoli sui grandi partiti in ciascun collegio, la corsa ad accaparrarsi i collegi “blindati” in barba all’effettivo radicamento locale dei candidati.

Insomma l’idea della “reviviscenza”, insostenibile dal punto di vista costituzionale, rischiava di farci andare dalla padella alla brace, anzi, procedendo a ritroso, dalla brace alla padella.

La Corte ha fatto giustizia, restituendo la palla al Parlamento, che dovrà sentirsi politicamente e anche moralmente impegnato a varare una nuova legge.  Il fatto che esista una maggioranza parlamentare larga e che i partiti estremi dei due schieramenti siano all’opposizione non potrà che aiutare.

Ci sono le condizioni politiche perché si arrivi finalmente ad organizzare quel “bipolarismo mite”, capace di produrre alternanza, buon governo e, se necessario, convergenze fra le maggiori forze quando la situazione lo rendesse necessario. Che è esattamente quanto avviene nelle democrazie europee.

Sarebbe un modo per restituire alla politica e al Parlamento quella dignità ormai platealmente messa in discussione.

 

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