Buon canone nuovo

 

di Maria Lo Bianco

 

Inizia il nuovo anno e, puntuali come i propositi di dimagrire, arrivano gli spot sul Canone Rai. E come ogni anno milioni di persone, cittadini, telespettatori, si chiedono perché pagare. È vero, spesso abbiamo questa tendenza a ritenere le tasse una scocciatura, ma io credo che dentro l’interrogarsi sull’utilità del Canone Rai ci sia altro, e per accorgersene basta accendere la TV. Se da un lato il 2011 è stato un anno molto buono per la fiction Rai, confermata al timone delle prime serate coi suoi capisaldi come Don Matteo, Montalbano e le miniserie in due puntate, ci sono state alcune rinunce sul versante show e talk show che hanno lasciato tutti senza parole. Rinunce: non c’è altro modo per definire quello che la Rai ha fatto con Annozero, Parla con Me, X Factor. La logica dietro la cancellazione di programmi di grande successo non risponde a un’idea di industria culturale moderna, ma ad interessi di altro tipo, che nulla hanno a che fare con la TV di qualità o col Servizio Pubblico.

Queste scelte sono state fatte, oltretutto, ignorando la parte più importante della questione: i telespettatori. Noi. Perché non è vero che “il pubblico si disaffeziona alla televisione”: metà dei telespettatori italiani era davanti alla TV durante lo show di Fiorello. La gente guarda solo quello che apprezza, e non “quello che la TV gli propina”. Per questo, quando la TV pubblica decide di punto in bianco di cancellare i nostri programmi preferiti, tendiamo a chiederci “Ma io che tipo di servizio sto pagando, esattamente?” e per questo alla Rai tocca tirare in ballo uno spot che scomoda Giovanni Paolo II, i volontari, l’Unità d’Italia.

Uno spot che sembra quello dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica, e che piuttosto che parlare di traguardi raggiunti in termini di qualità preferisce affidarsi alle classiche immagini emotive e coinvolgenti, che funzionano sempre e non impegnano. La Rai ci chiede quindi di pagare a prescindere, di fare un atto di fede, d’altra parte il Canone è un’imposta, e come tale è obbligatoria! Comunque, almeno un passo avanti lo potremmo fare, se pagassimo tutti: ci libereremmo da questi spot.

 

Articolo tratto da  http://www.avantionline.it/

 

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