GREEN HILL, L’ALLEVAMENTO-LAGER

 

di Roberta De Antonio

 

Noi del PSI sosteniamo anche i diritti degli animali ed in questa occasione vorrei occuparmi del problema della sperimentazione animale, o meglio, di un allevamento di cani destinati a tale scopo.

In questi ultimi tempi si è infatti tornati a denunciare il lager noto con il nome di GREEN HILL, situato a Montichiari (BS). Ad ottobre alcune persone di grande impegno hanno occupato il tetto del canile, riportando il problema all'attenzione dell'opinione pubblica anche perché ultimamente si è sviluppato un dibattito pubblico e politico che mancava da tempo.

Chiudere il lager di Montichiari sarebbe importante, costituirebbe un esempio positivo per il futuro e, anche se non bloccherebbe di certo la sperimentazione sugli animali, come tutti sappiamo, certamente creerebbe ostacoli ai vivisettori, perché verrebbe eliminato dal territorio nazionale l’ultimo allevamento di cani Beagle destinati alla vivisezione.

Al Sindaco di Montichiari era già stata presentata un’istanza di ritiro della licenza e chiusura delle attività di Green Hill basata su motivazioni reali riguardanti le gravi mancanze da parte dell’azienda dal punto di vista amministrativo riscontrate durante un sopralluogo avvenuto il 30 settembre 2011. Era stato riscontrato che Green Hill non aveva nessun registro di carico e scarico dei cani e che non aveva registrato ben 400 cani all’anagrafe canina; erano state inoltre sequestrate 35 carcasse di cani soppressi per non si sa bene quale motivo e non c’erano nell’azienda neppure i loro certificati di morte. Tutto questo è in evidente contrasto con la normativa 116/92, la stessa a cui Green Hill sostiene di sottostare. Le violazioni di cui sopra basterebbero, in base alla legge 116, a portare al ritiro della licenza; peccato, però, che ci siano persone preposte ad occuparsene come il Sindaco di Montichiari Elena Zanola, la quale ha spesso fatto orecchio da mercante, ha avuto il coraggio di definire l'orrore di Green Hill "un soggiorno" e ha denunciato non gli abusi dimostrati all’interno del canile ma i dimostranti sul tetto. È poi andata a dire alle telecamere che non era stato trovato nulla contro l'allevamento, quando lei stessa aveva già dovuto ammettere di non aver mai visto i registri di carico e scarico dell'allevamento, come per legge sarebbe tenuta a fare regolarmente.

Sta di fatto, Signora Zanola, che l'omertà non è più possibile dato che, grazie al fatto che una parte sempre maggiore dei cittadini italiani è bene informata, ormai si sa che cosa sia veramente Green Hill e che cosa succeda al suo interno.

Ancora più importante: la gente sa che la sperimentazione sugli animali in Italia esiste, che non è un triste ricordo del passato e che non avviene soltanto nei Paesi dell'Est – adesso più che mai è il momento di dare, speriamo, l’ultima spallata.

 

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