Notarelle Garibaldine…

 

di Il Garibaldino

 

Un ritornello tipico del ventennio della seconda repubblica è stato quello relativo al “risanamento”, fatto di tagli alla spesa pubblica, riduzione dell'evasione fiscale e privatizzazioni per abbattere il debito.

In tempo di bilanci è bene citare qualche cifra.

Fra il 1946 e il 1992 il totale del debito consolidato espresso in Euro 2011 è stato di 795 miliardi di Euro.

Fra il '92 e il '94 il debito è aumentato di 199 miliardi.

Fra il '94 e il giugno 2011 il debito è arrivato a 1931 miliardi, raddoppiando in vent'anni quanto era stato accumulato nei 48 anni precedenti. Nonostante nel frattempo  il patrimonio  pubblico (banche, autostrade, partecipazioni statali, immobili) sia stato alienato con privatizzazioni discutibili, che hanno reso poco e non hanno minimamente ridotto lo stock del debito.

Per la verità storica i governi Berlusconi e Prodi non hanno eguali responsabilità. Il centrosinistra è stato finanziariamente più severo del centrodestra. Basta guardare le statistiche annuali del debito pubblico per accorgersene. Realizzando con ciò, paradossalmente, il contrario di quanto spiegano i politologi circa i benefici del bipolarismo, secondo i quali la destra in materia di bilancio è severa e la sinistra è spendacciona.

Comunque sia, uno storico del futuro definirà sicuramente fallimentare la gestione finanziaria di questo ventennio nel suo insieme, pur con il vantaggio, dopo l'introduzione dell'Euro, di tassi di interesse bassi e nonostante, ripeto, abbondanti privatizzazioni.

Una famiglia indebitata, ma con un patrimonio, sopravvive. Senza, è più difficile, come ci stiamo accorgendo in questi mesi.

“Privatizzazioni”, altra parola magica, che ha significato arricchimento di alcuni spregiudicati imprenditori, che compravano dallo Stato a debito e poi lo scaricavano sulla società appena acquisita, impoverendola e frodando i piccoli azionisti. Vicenda “Telecom Italia”.  Fra il modello inglese e quello della Russia di Eltsin, noi ci siamo pericolosamente avvicinati al secondo.

Oggi facciamo tutti i conti con il nostro passato più antico: e la prima Repubblica è stata archiviata con un marchio di infamia, che accentua le ombre e ignora le luci di quella storia. Ma dovremmo fare i conti con quello più recente, ancor più meritevole di rapida archiviazione, e con minori rimpianti.

 

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