La questione della TAV

Notarelle Garibaldine…

 

di Il Garibaldino

 

Le contestazioni sempre più violente sulla questione della TAV meritano un commento, che vada al di là delle tante banalità di questi giorni. “L'opera si farà, ma occorre il dialogo” è la sintesi della debolezza politica con cui si affronta una questione che si trascina da troppo tempo.

Occorrerebbe richiamare in servizio il vecchio compagno Froio, che in un modo o nell'altro riuscì a realizzare il traforo e l'autostrada, utili ma assai più invasivi, con il sostanziale consenso delle comunità locali.

Siamo invece partiti, anni fa, con un Ministro che faceva la voce grossa senza averne la credibilità e che era in situazione imbarazzante in quanto cointeressato alla progettazione.

Abbiamo proseguito con un estenuante, e meritevole, lavoro di ricostruzione del dialogo attraverso grandi modifiche del progetto originario.

Abbiamo rinunciato a porre la questione politica nelle occasioni elettorali locali, abbandonando l'idea, pur coraggiosamente proposta, di liste civiche pro-Tav (naturalmente a determinate condizioni), che consentisse ai cittadini di esprimersi liberamente.

Abbiamo accettato il codardo opportunismo di molti dirigenti politici del centro-sinistra, favorevoli a Torino e ambigui o addirittura corrivi quando giungevano nei pressi di Avigliana.

Oggi c'è un pericolo in più. Intorno alla Tav aleggiano figuri che assomigliano sinistramente a quelli che nei primi anni '70 trasformarono un movimento di libertà giovanile in una tragedia generazionale.

Stesso linguaggio, stessa spregiudicatezza, stessa alternanza di legalismo e violenza, stessa ricerca di connivenza in settori della sinistra cronicamente incapaci di assumersi responsabilità.

Non si tratta più di riaprire la discussione sul merito dell'opera. E' stata decisa da anni, è oggetto di impegni internazionali, è di fondamentale importanza per il Piemonte e per il Nord d'Italia. Nessuna comunità locale può impedirne la realizzazione. Può chiedere modifiche, compensazioni, garanzie. E' giusto. Ma una minoranza non può danneggiare una larga maggioranza. E soprattutto non può continuare un clima di intimidazione che fa sorgere seri dubbi sull'effettiva libertà d'opinione dei cittadini della valle.

Insomma, non è tempo di Ponzio Pilato. Il dialogo ha senso solo se è unito alla fermezza nel fare rispettare a tutti le regole. E questo è, o dovrebbe essere, il primo compito dei sindaci e degli amministratori locali.

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