Succede nella provincia di Torino

Notarelle Garibaldine…

 

di “Il Garibaldino”

 

A volte piccole vicende diventano emblematiche e consentono di capire cosa stia accadendo, assai più di ponderosi saggi politologici.

Parliamo di un importante comune della cintura torinese, che andrà al voto il prossimo 6 maggio, e del suo Sindaco. Non facciamo nomi, perchè il fenomeno che voglio segnalare penso sia largamente generalizzato e non è giusto crocifiggere singoli peccatori. E' il “peccato” che ci interessa.

Dopo un decennio di buona amministrazione, naturalmente esercitata con lo stile dei tempi, l'attuale sindaco in scadenza decide, come un piccolo Putin, che il paese non può far a meno di lui. Badate bene, non si tratta di aspirare legittimamente ad un altro incarico, in cui far valere la propria esperienza, cosa che sarebbe più che giusta. Incarico che per altro ha già prontamente acquisito in via preventiva. Si tratta invece di proseguire a “contare” in Municipio.

Come si può fare? Intanto cercando un successore adatto, su cui mantenere il massimo di influenza. Poi candidandosi in Consiglio Comunale, dove, sull'onda di un voto plebiscitario, perpetuare il proprio ruolo.

Naturalmente per far questo occorre formare una lista civica, che superi le barriere degli odiosi partiti, e di cui essere capolista. Il PD faccia pure la sua lista, marceremo divisi ma colpiremo uniti, sostenendo insieme lo stesso candidato sindaco.

Il guaio è che, per eccesso di zelo, o di prudenza, il sindaco uscente e candidato a guidare la lista civica, si è fatto anche eleggere segretario politico del locale circolo del PD. Con la paradossale conseguenza di essere candidato in una lista diversa e concorrente di quella del partito di cui è segretario!

Miracoli della seconda repubblica.

La verità è che anche le innovazioni positive come l'elezione diretta dei Sindaci non sono state accompagnate da conseguenti modifiche delle regole, che anzi sono state stravolte e piegate ad ogni personalismo. Incompatibilità, cumulo delle cariche, limite di due mandati: ogni regola viene aggirata, o negata.

Il centrodestra ha fatto il grosso, ma il PD, nonostante statuti e regolamenti chilometrici, non sembra in grado di praticare con coerenza ciò che dichiara ogni giorno.

D'Alema una volta parlò di sindaci come “cacicchi”, dotati di un enorme potere, non controbilanciato né da assemblee elettive efficaci né da partiti vivi e radicati nella società. Come stupirsi poi se alla crisi dei partiti si pensi di rispondere con il “partito dei sindaci” o con “liste civiche per l'Italia”?

Come stupirsi che il gradimento dei partiti sia sceso al 4%, alimentando ancor più il “cacicchismo” e il nuovismo tecnocratico?

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