Omosessuali in Italia fra condanne cattoliche e misconoscimento dei diritti

 

di Enrica Rota

 

Di fronte a un’ Europa sempre più laica, in cui ormai parecchi Paesi (cito qui solo Regno Unito, Francia, Danimarca, Svezia, Olanda, Belgio, Germania, Spagna) non soltanto hanno riconosciuto le unioni omosessuali ma in molti casi hanno anche legalizzato le adozioni di bambini da parte delle coppie gay, l’Italia è rimasta, come al solito, l’ultima ruota del carro – grazie a un Vaticano intransigente che condanna le unioni omosessuali come immorali, come “gravi depravazioni”, come “peccati”, come un “male” da disapprovare e arginare il più possibile (Documento Vaticano del 2003 relativo ai progetti di riconoscimento legale delle unioni omosessuali, firmato Ratzinger) e ad una classe politica debole e perennemente genuflessa che presta più attenzione alle encicliche papali e ai documenti vaticani che alle leggi europee o alla Costituzione italiana.

Già, perché la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, Art. 21, recita: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.” (qui le tendenze sessuali vengono, di proposito, esplicitamente citate) e la stessa Costituzione italiana, Art.3, afferma: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” (e il fatto di essere omosessuale può benissimo rientrare nelle “condizioni personali”, no?)

Le premesse per legalizzare le unioni gay ci sarebbero dunque anche in Italia, e sarebbe opportuno e auspicabile che gli italiani, sempre così europeisti a parole, lo diventassero una volta tanto anche nei fatti, applicando le leggi nazionali ed europee e non gli assurdi precetti del Vaticano – che, tra l’altro, cristianamente e caritatevolmente, si era opposto con violenza, nel 2008, alla proposta di depenalizzazione universale dell’omosessualità avanzata dal Presidente francese Sarkozy, avallando così implicitamente tutti i soprusi che i gay ancora subiscono in molti Paesi del mondo.

A leggere il Documento Vaticano del 2003, del resto, c’è da restare inorriditi – per la chiusura mentale dimostrata nei confronti degli omosessuali, per la mentalità retriva e priva della pur minima apertura, per le argomentazioni assurde e mistificatorie addotte contro il riconoscimento delle unioni gay, per il disgustoso atteggiamento paternalistico nei loro confronti (essi sarebbero dei devianti pericolosi per la società che soffrono di una “anomalia” e che sono meritevoli soltanto di cristiana compassione) – c’è dunque da sorprendersi se in questo Paese continuano a verificarsi gravi episodi di omofobia?

I gay non hanno bisogno di compassione, cristiana o meno che sia, ma di diritti – quei diritti che l’Europa garantisce loro ormai sempre di più; non sono dei malati da curare ma persone a tutti gli effetti, e come tali devono godere degli stessi diritti di tutti gli altri cittadini – e poi, con chi si vada o non si vada a letto non sono affari del Vaticano che, anzi, a mio avviso avrebbe dovuto, a suo tempo, occuparsi un po’ di più della moralità di casa propria piuttosto che andare costantemente a fare la morale agli altri.

 

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