Le parole non cambiano, la musica è la stessa

di Il Garibaldino

 

Chi si aspettava che il governo dei tecnici avrebbe saputo trovare soluzioni innovative e coraggiose per fronteggiare la crisi è sicuramente rimasto un po’deluso. Le misure, purtroppo inevitabili e più severe perché tardive, appaiono più o meno identiche a quelle che avrebbe adottato uno qualunque dei tanti governi Andreotti. Nonostante il  Parlamento abbia migliorato la manovra,  il carattere recessivo dei provvedimenti non ci rassicura per il futuro. Se il PIL scenderà ancora, ci saranno altre “indispensabili”manovre nel 2012.

Perché allora il governo Monti continua ad avere un alto gradimento e l’impopolarità delle misure sembra ricadere sui partiti che, gettando la spugna, gli hanno dato il via libera?

La ragione è insieme semplice e preoccupante.  Il sistema politico è apparso alla maggioranza dei cittadini inadeguato a fronteggiare i problemi e paralizzato nella capacità di prendere decisioni.  E il giudizio negativo accomuna entrambi gli schieramenti, senza curarsi di chi, in verità, ha governato per più tempo e con maggiori responsabilità.

Hanno pesato certamente gli scandali, i comportamenti discutibili o addirittura indecenti di un ceto politico inadeguato, l’incapacità dei partiti di svolgere un’azione di formazione e di orientamento dell’opinione pubblica.  Pesa anche una furibonda campagna, che, sfruttando queste debolezze, delegittima tutto e tutti, preparando il terreno per una “post-democrazia” dai connotati incerti e ambigui.

Ma la ragione di fondo è che molti stanno prendendo coscienza della bancarotta della cosiddetta “seconda Repubblica” e del bipolarismo forzato e inefficiente che ne è stato il pilastro.

Il governo tecnico ha fatto emergere la vera natura di molte forze politiche che si mimetizzavano nei due schieramenti contrapposti, facendoci capire perché entrambi fossero così divisi e paralizzati nei momenti decisivi.

In modo ancora tortuoso, si vanno realizzando convergenze fra moderati e riformisti, che isolano il populismo e la demagogia.  Prima ci renderemo conto che è probabilmente l’unica strada per l’immediato futuro e prima restituiremo alla politica la capacità di governare la realtà.

 

HOMEPAGE