La Santa Pasqua nelle Filippine

 

di Enrica Rota

 

Benedetto sia il dolore. Amato sia il dolore. Santificato sia il dolore … Glorificato sia il dolore!

Oh, non aver altro legame che tre chiodi, né altra sensazione nella mia carne che la Croce!” (da: “Cammino” di San Josemaria Escrivà de Balaguer, fondatore dell’ “Opus Dei”)

 

Man mano che l’uomo prende la sua croce, unendosi spiritualmente alla croce di Cristo (…) trova nella sua sofferenza la pace interiore e perfino la gioia spirituale”.

Allorché questo corpo è profondamente malato, totalmente inabile e l’uomo è quasi incapace di vivere e di agire, tanto più si mettono in evidenza l’interiore maturità e grandezza spirituale, costituendo una commovente lezione per gli uomini sani e normali”. (Lettera Apostolica “Salvifici Doloris” di Giovanni Paolo II - sottolineatura mia)

 

E così, ogni anno a Pasqua, nelle Filippine, molti fedeli si fanno crocifiggere, e non soltanto “per finta”, facendosi legare alla croce con delle corde come avviene a volte nei paesi cattolici in occasione di alcune “sacre rappresentazioni” (spettacoli peraltro già di per sé piuttosto pacchiani e di cattivo gusto), ma per davvero, con i chiodi, magari anche dopo essersi fatti flagellare un po’ per buona misura. E ce ne sono alcuni che ormai ci hanno preso gusto e lo fanno tutti gli anni. Comunque, niente paura! Dopo una mezz’oretta sulla croce vengono fatti scendere e debitamente curati, tra il plauso degli spettatori entusiasti.

Ma non si tratta soltanto di questo. Dalle parole del fondatore dell' Opus Dei e dell'ex Santo Padre emerge una visione raccapricciante della vita in generale – come se il fatto di soffrire fosse una cosa positiva che fa piacere a Dio. E come se, fra l'altro, la “redenzione” operata da Cristo a favore dell'uomo non fosse servita proprio a niente!

Non c'è dunque da stupirsi se Santa Madre Chiesa è contraria a qualsiasi forma di eutanasia, testamento biologico o lenimento del dolore.

Peccato però che, invece di limitarsi ad esortare i suoi fedeli a vivere in base alla loro fede nell'imitazione di Cristo, voglia imporre i suoi dettami a tutta la società.

Sta ai politici impedire che questo avvenga e tutelare noi “uomini sani e normali” che rabbrividiamo di fronte alle parole di Escrivà de Balaguer e del Santo Padre, amiamo la vita, cerchiamo di evitare il più possibile il dolore e non proviamo nessun particolare piacere né nel soffrire noi stessi né nel veder soffrire i nostri simili.

 

 

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