Il progetto del Presidente della Commissione Locale per il Paesaggio Giorgio Beltramo

Confronto sulle strategie urbanistiche di San Mauro Torinese

 

di Giorgio Beltramo

 

Premessa

Le riflessioni e considerazioni di seguito esposte non analizzano né tengono conto dei numeri, delle quantità,  dei meccanismi, e di qualunque altro elemento attraverso i quali sono state confezionate le Varianti Strutturali in questione. 

Esiste un Tecnico Urbanista incaricato e un Ufficio di Piano che hanno svolto al meglio i temi e i compiti che l’Amministrazione Comunale ha loro posto.

Nessun portatore di interessi chiamato al tavolo del Focus può pensare di entrare in merito ai dettagli dell’impianto progettuale dei documenti programmatici. Lo sforzo sarebbe inutile, non richiesto e controproducente in quanto darebbe luogo ad un effetto “domino” incontrollabile sugli indirizzi metodologici e normativi a cui, per lungo tempo, ha lavorato uno staff qualificato con una visione di insieme del territorio.

Ciascun portatore di interessi dovrebbe fornire, ai Rappresentanti del Governo della Città e ai loro tecnici, una visione di come vorrebbe il futuro di San Mauro. Dovrebbe fornire una lista di desideri, guardare oltre il proprio punto di vista e a tutto campo, osare, tratteggiare suggestioni ed evocare tutto quanto può scaturire dalla passione, dall’attenzione e dall’affetto per questi luoghi.

Quindi io tratterò argomenti che non trovano svolgimento e soluzione all’interno delle quantità e delle dinamiche espresse dalle due varianti, ma che la Politica dovrebbe, o, per meglio dire, avrebbe dovuto suggerire, all’Urbanista e al suo gruppo di lavoro, quali temi da sviluppare e obiettivi da conseguire.

 

Riflessioni e considerazioni

Per San Mauro questa è, molto probabilmente, l’ultima occasione per riflettere sul suo presente e pensare e definire il suo futuro. Chiuso questo capitolo il territorio non ha più spazi e capacità da mettere in gioco in termini di sviluppo e ampliamento “immobiliare”.

San Mauro è come quei negozi che, pur offrendo tuttora merce di alta qualità, avendo pensato solo sempre alla logica del profitto e non facendo investimenti, si sono trovati, lentamente ma inesorabilmente, a perdere clienti. Ora sono vecchi negli arredi, nell’immagine e nei servizi offerti. Se non cambiano, se non si rinnovano spendendo energie e intelligenze, se non creano appeal, il loro destino è la chiusura.

San Mauro offre “merce” di alta qualità: la collina, il fiume, la pianura, l’incanto di un fondale dal Monviso al Cervino, la contiguità con Torino. San Mauro è una città dormitorio. San Mauro è un paese “vecchio”. San Mauro, realizzata tutta la residenza che gli sarà consentita, può chiudere.

Nei documenti programmatici è stata fatta una corretta analisi della storia dello sviluppo urbanistico di San Mauro. Non appare però quella parte di storia che negli ultimi tre/quattro decenni ha segnato il cambiamento della città in termini di configurazione e assetto sociale. San Mauro per anni è stato un esempio di eccellenza per la sua capacità di attrarre, di produrre accoglienza e ricettività. Innumerevoli erano le offerte in tal senso, negozi, bar, trattorie, ristoranti, alberghi, diversamente distribuite sul territorio, dal centro alle borgate, dall’oltrepo alla collina, aperti dal mattino a notte inoltrata. Altrettanti erano i momenti di “festa” durante l’anno, dove alla convivialità si accompagnava la promozione del territorio e dei suoi prodotti. A quei tempi, quello che oggi è definito “turismo sostenibile e di prossimità”, invadeva San Mauro.

Non è nostalgia, si è consapevoli che quel periodo fa parte del passato e non sono più proponibili i modelli di allora. Però bisogna essere altrettanto consapevoli che non c’è stato un cambiamento nella continuità. Da un certo punto in avanti la città ha avuto solo un’espansione residenziale. La città ha iniziato a morire diventando una parte, seppure ambita, del sistema abitativo periferico di Torino. L’ospitalità è scomparsa, i suoi luoghi sono diventati banche, agenzie, se non residenze.

Il territorio è stato governato da una miope logica di sfruttamento intensivo senza considerare che così facendo si impoveriva la sua economia. Altri centri a noi vicini hanno subito la medesima sorte in termini di espansione residenziale ma sono stati capaci, come Settimo, a salvaguardare, rivitalizzare e intensificare i luoghi dell’incontro, del passeggio, del commercio naturale e dell’aggregazione sociale. San Mauro non ha più centralità che attraggono, non ha spazi e percorsi di pedonabilità servita, non ha un progetto e una guida che pensi all’omogeneità e alla distribuzione dei servizi pubblici e privati per la cittadinanza, non offre luoghi per i giovani, non ha un piano di recupero, di potenziamento e di rivitalizzazione dei nuclei frazionali. Da troppo tempo tutto è lasciato al caso. Il risultato è un mix di “assenze” e di caos.

Il Po è individuato come un condizionamento e una criticità rispetto allo sviluppo urbanistico della città, cominciamo a pensarlo come una risorsa e una occasione unica su cui ragionare. Pur comprendendo la scelta strategica di predisporre varianti strutturali invece della variante organica generale del piano, ritengo “simbolicamente” un errore la divisione nei due distretti, sponda destra e sponda sinistra così che il fiume diventa un’acqua di nessuno, una sorta di “accidente” inevitabile. Stiamo ancora una volta proponendo l’immagine di un territorio “spaccato”. Proviamo a far viaggiare la fantasia, sapendo che esistono gli strumenti per trasformarla in realtà. San Mauro è una delle poche città, nell’arco di un centinaio di chilometri, dove il Po taglia l’abitato, le altre sono Torino e, in parte, Moncalieri. Gli altri territori comunali solcati dal fiume hanno sviluppato i loro centri prevalentemente solo su una sponda. San Mauro ha però una peculiarità unica. Il fiume dal confine con Torino (Isolone di Bertolla) fino alla diga Enel è come un lago che si sviluppa tra le due sponde, sempre acqua e generalmente calma. Giochiamoci con questo “lago”, possiamo usarlo, attraversarlo, attrezzarlo, farlo diventare elemento di unione per i sanmauresi, di economia per la città e attrattiva turistica. Rafforziamo l’idea di un fiume che “unisce” il territorio mettendo in gioco il ponte vecchio. Ora è un “non luogo”, chiuso/aperto, pedoni/auto. Deve diventare un luogo di forte significato in termini di collegamento tra le due parti della città. Lo si ponga come tema per un concorso di idee, lo si faccia con grande pubblicità, si coinvolga la cittadinanza.

San Mauro è attraversato da due assi arteriali principali su cui si affacciano la maggior parte delle attività commerciali e di servizio. L’uno, Via Roma, non è mai stato oggetto di ragionamenti o progettualità. L’altro, via Martiri della Libertà, è stato in parte ripavimentato così, che ogni volta lo si percorre, viene spontaneo chiedersi cosa servono i 250 metri di pavimentazione di falso porfido.

Servirebbero magari se fossero ampliati portandoli a 850 metri, a partire dalla rotonda che immette nel tunnel fino alla rotonda in direzione Gassino. Servirebbero se si avesse il coraggio di consentire il traffico veicolare su questa tratta solo ai residenti e ai mezzi pubblici, con restringimenti e ampie zone di pedonabilità, servirebbero a riqualificare e rilanciare il commercio naturale e attrarne del nuovo, servirebbero se fossero dotati di arredi per la sosta, per l’incontro e per il relax.  A tal proposito l’immagine sottostante presenta uno dei luoghi, forse l’unico, dell’ “ incontro” in San Mauro (Gelodoc e Yogurteria), che nei fine settimana della bella stagione, da mattino a notte fonda, è frequentatissimo, sia dai sanmauresi che da chi arriva dai vari percorsi pedonali lungo fiume. Qualcuno vede un posto per sedere, escludendo i gradini?

Vado oltre nel provocare. Perché non dare continuità all’edificato a cortina esistente tra la via Martiri della Libertà e il piazzale Europa per tutto il tratto ora libero davanti al piazzale stesso. Un intervento a regia pubblica con investimento dei privati e il piano terra dedicato a varie attività terziarie al minuto (commercio, ristorazione, servizi). Il piazzale sarebbe raggiungibile da varchi sottoportico. Denaro per le casse comunali, una via commerciale ininterrotta e pedonalizzata, una piazza fronte fiume con gli spazi all’aperto per le diverse attività e con le attrezzature per vivere il fiume. Questo costituirebbe un traino e un incentivo, per gli esercizi commerciali che stanno nell’edificato a cortina tra il cinema Gobetti e il Piazzale Europa, ad aprirsi verso il Po, mentre ora presentano muri ciechi e porte sprangate.

Per via Roma, nel tratto del territorio di San Mauro fino al ponte, non è più possibile accettare un traffico veloce e pesante su quattro corsie. Due centrali sono sufficienti con limite zona trenta. Gli spazi che rimangono, oltre ad un parcheggio ripensato, devono essere consegnate alla pedonabilità, con alberature, verde e arredo. Anche in questo caso, solo attuando una scelta di questo tipo, si potenzia, rilancia e riqualifica la presenza del commercio naturale e di vicinato.

San Mauro si può rigenerare anche negandosi all’attraversamento selvaggio.

Per le borgate poco si dice nei documenti programmatici, forse perché ormai si accetta l’idea della loro quasi estinzione. E’ una triste constatazione perché il tema merita attenzione e approfondimenti specifici. Provate ad avventurarvi alla Cascina del Mulino, vedrete una borgata morta che solo alcuni decenni orsono aveva negozi e quattro esercizi di ristorazione tra ristoranti e trattorie. Ora, fino a che dura, rimane ancora l’attività del mulino, un bar tabaccheria e una pizzeria. Per il resto è un assalto a costruire abitazioni, case senza un centimetro quadrato ai piani terreni da destinare alla ricostruzione di quel micro tessuto di servizi e attività commerciali di vicinato. Pensiamoci perché, contemporaneamente, a poco più di 500 metri di distanza, proponiamo “l’ecoborgo”.

Il nostro futuro dovrebbe nascere anche dalla consapevolezza e salvaguardia del nostro passato.

E’ innegabile che una delle principali leve fiscali per governare lo sviluppo del territorio sono gli Oneri di Urbanizzazione. E’ altrettanto innegabile che il prevalente sviluppo a fini residenziali di San Mauro deriva anche dalla scelta di tenere bassi gli oneri per la residenza e molto alti quelli per il terziario che, peraltro, contiene una unica suddivisione: commerciale e direzionale.

E’ molto anacronistico, alla luce dell’evolversi delle dinamiche sociali ed economiche, pensare di definire qualunque attività che non è commerciale come attività “direzionale”.

Non esiste praticamente più quest’ultima categoria, l’attualità dovrebbe portare ad una elencazione di tipologie di intervento che tengano conto, in modo diversificato nella modulazione degli oneri, per: attività professionali; attività di ricerca; produzione di servizi; incubatori; attività legate alla progettazione; attività culturali; attività ricreative; attività per servizi alla persona; ecc.

Come si può pensare di riattivare la vita sociale di una città ghettizzando e penalizzando chi vuole proporre il terziario.

San Mauro può svolgere per tutta l'area metropolitana nord ovest un ruolo importante come polo per l'offerta turistico e culturale. Il binomio turismo/cultura, meccanismo che crea economia  locale, si nutre sulla capacità per un territorio di produrre ospitalità e accoglienza.  La gente da fuori viene già a San Mauro, in auto, in bici, a piedi, affascinata dai panorami e dalle bellezze naturali, ma poi si trova smarrita perché gli esercizi di servizio e di commercio sono molto pochi e, siamo onesti, la maggior parte di modesta qualità. Perchè ci giochiamo cosi male questa potenzialità? Cosa accadrà quando i ritrovamenti nella Pulcherada faranno aumentare il volume turistico?  Osiamo e attrezziamoci sul versante culturale, inventiamo, superiamo la logica del mercatino dell'antiquariato, pensiamo ad un evento annuale importante che crei interesse per tutti i media nazionali (un festival, un congresso, o altro) a questo agganciamo durante l'anno eventi più piccoli, legate all'uso delle vie secondarie del centro vecchio o ai borghi.

Non entro specificatamente in merito alle localizzazioni delle nuove espansioni. Personalmente avrei alcune perplessità per previsioni di interventi su porzioni di territorio alquanto “delicate” come la valle del Rivo Dora o lungo fiume in sponda sinistra. Mi permetto solo di dire che mi preoccupa non prevedere di intervenire da subito sull'area residuale centrale della “Pragranda”. L'area, che ora è un infelice Gerbido ed è un panorama sconsolante per gli abitanti di quel simulacro di periferia, deve diventare un parco urbano attrezzato che potrebbe contenere, con architetture il più possibile tendenti al volume zero, alcuni servizi decentrati del comune.

Potrei consigliare agli attuali Amministratori, Giunta al completo nessuno escluso, se non già fatto, di dedicare una intera giornata a fare visita a tutte le porzioni di territorio dove si prevede l'atterramento di nuova edificazione. Per ogni luogo, guardare, ragionare e immaginare il dopo. Potrebbe essere un buon esercizio di presa di coscienza e attenzione. Non voglio essere frainteso, non sono un talebano ambientale, sono architetto, libero professionista e l'edilizia fa parte del mio pane quotidiano. Intendo semplicemente che a volte calpestare un sito, vedere i suoi intorni, capire come ci si arriva, percepire visuali e realizzare quelle che verranno cancellate, può suggerire azioni correttive.

So di essere andato fuori tema ma l'avevo dichiarato in premessa. Avrei molti altri argomenti e ragionamenti da portare alla vostra attenzione. Mi auguro che esitano altri momenti di coinvolgimento e di discussione, sia per i portatori di interessi che per tutta la cittadinanza.

La mia sintesi conclusiva è che qualunque strumento che andrà a disegnare il futuro di San Mauro non può, ancora una volta, far leva solo su quantità ma è obbligato ad agire su binari di trasformazione e cambiamento, privilegiando la qualità del vivere, fornendo un forte segnale di speranza agli attuali sanmauresi ma, in particolare, alle future generazioni.

In questi giorni mi è capitato di leggere uno slogan pubblicitario che può, in questo caso, servire a tutti noi per riflettere: Per realizzare un sogno bisogna essere svegli.

 

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